De Laurentiis: “Scomodo perche dico la verità”
Intervistato in esclusiva dai microfoni di Napolipress, in occasione della presentazione dell’ultimo film “Genitori e Figli” prodotto dalla Filmauro, il presidente Aurelio De Laurentiis ha tracciato un profilo della società italiana attuale non risparmiando di evidenziare volutamente la sua passionalità e la sua caratteristica di “personaggio scomodo” in quanto difensore e amante della verità in tutti gli ambiti privati e professionali.
“Il tipo di Italia che stiamo costruendo immagino sia molto difficile da capire perchè da un punto di vista delle idee per il futuro credo che ce ne siano molto poche anche perchè siamo tutti spaventati da questo clima di recessione che stiamo vivendo da circa due anni a questa parte. Noi siamo dei consumatori e non ci siamo resi conto che abbiamo soltanto sfruttato le nostre creature, costruendo un mondo dove l’importante era soltanto fatturare, fatturare e fatturare sempre di più fregandocene di puntare sulla cultura dei giovani e sulla loro capacità di diventare adulti e di far prendere a loro il nostro posto. Io credo che tutti noi siamo solo invidiosi dei giovani, e anche con questa crescita anagrafica secondo cui la vita media si è allungata, vogliamo mantenere le nostre posizioni più a lungo e non vogliamo scollare il nostro sedere da quelle poltrone a cui siamo prepotentemente incollati. Così facendo mettiamo i giovani sempre all’angolo e in un qualche modo contribuiamo a rovinarli. Io la gioventù italiana la vedo molto più capace e teneramente recuperabile di quanto non si voglia far pensare”.
“La colpa è soltanto di noi adulti che non gli abbiamo consegnato una scuola all’altezza, e una società che premiasse certi valori importanti. Abbiamo basato la nostra società dando importanza a dei valori senza riuscire ad insegnarli a chi veniva dietro di noi; generando così una società del compromesso egoistico dove si inneggia al mondo degli adulti e dove mal si sopporta il mondo dei giovani, quando invece dovrebbe essere l’opposto contrario”.
“Dovremmo puntare tutto sui giovani; io a sessant’anni ancora mi vado ad inquietare contro i settantenni e gli ottantenni chiedendo di parlare e sentendomi dire che sono troppo giovane per parlare. Insomma, la scena si ripete, ma io faccio il contestatore da quando ero bambino, nei confronti di mio padre, di mio nonno, della scuola e di tutti. Adesso lo faccio negli ambienti di lavoro dove sto; io non sono un personaggio comodo, sono scomodo perchè dico sempre la verità, e la verità, come dice la Caselli, fa male!”